Meteo
domenica 4 dicembre 2011
Riforme
Tutto sommato mi sembra che le proposte di riforma fatte dal governo siano abbastanza condivisibili.
Monti ha ragione quando dice che, in situazioni di emergenza, i sacrifici devono essere distribuiti a pioggia su tutti in funzione della capacità contributiva.
Ottimo l'aver salvato i pensionati con le pensioni 2 volte il minimo recuperando fondi da chi ha scudato i capitali per pochi euro e quindi manifestamente evaso le tasse (con la complicità del governo).
Finalmente vi è un po' di chiarezza sulle pensioni: che senso aveva maturare il diritto alla pensione ma non poterla percepire se non 15 mesi dopo e oltre?
Era un ignobile sotterfugio per non dire che erano stati aumentati gli anni di lavoro; i politici non hanno avuto il coraggio di dichiararlo prendendo in giro la gente.
In tutto questo marasma la Lega pensa alla indipendenza della Padania.
Siamo all'avanspettacolo. Il prestigiatore è stato scoperto e non ci sono più numeri per imbonire la gente. E' come sperare nell'aldilà senza fare opere qui ed ora.
giovedì 1 dicembre 2011
Eppure il vento soffia ancora
Dicembre si preannuncia come una fugace apparizione tra una festa e l'altra, tra l'attesa e la speranza, tra un augurio e un brindisi.
Dovrò utilizzare i giorni di ferie residui entro fine anno.
Spero di trascorrere qualche giorno in montagna.
Quest'estate non è stata proprio un periodo di vacanza e ho bisogno di recuperare energie e rivedere luoghi pieni di ricordi, di emozioni, di giorni indimenticabili.
Ci sono luoghi in montagna dove, i comuni mortali, possono accedere solo con la bella stagione. Visitarli ogni anno diventa un rito da celebrare con il cammino e la meditazione in attesa della meta. Ma ovviamente il cammino è già la meta e la meta è un nuovo inizio.
Smettere di lavorare è la conclusione di un ciclo e l'opportunità vera di iniziarne un altro.
Spesso vedo colleghi che prima di andare in pensione sembrano animati da grandi propositi, da interessi che impegneranno tutto il tempo a disposizione, da infinite possibilità.
Io vorrei restringere le mie possibilità a poche cose concrete, ma in particolare a lasciare attraverso qualche piccolo disegno o un dipinto il mio modo di sentire o di immaginare il mondo. Insomma lasciare una traccia silenziosa che possa parlare a chi, per caso, si sofferma a guardare, ad ascoltare i pensieri e le emozioni che in quel momento, attraverso l'arte, mi hanno guidato la mano sulla tela, oltre le mie possibilità. E chissà, forse, dopo quello sguardo meno superficiale, una piccola energia metterà in moto gli pensieri ed emozioni che germineranno una nuova azione. La circolarità dell'energia muove il mondo. E' un fatto etico muovere energia positiva.
mercoledì 30 novembre 2011
Eremo
Mi era stato chiesto di pensare ad un luogo che mi restituisce un senso di sicurezza, un rifugio.
Dopo qualche secondo ho immediatamente pensato a Ollomont, alle mie montagne, al benessere di stare in mezzo alla bellezza, alla forte energia di rocce antiche, alla purezza del cielo incontaminato e alla forte presenza della natura sia vegetale che animale. Insomma al mio rifugio di sempre.
All'improvviso l'immagine è cambiata. Mi è apparso l'Eremo delle Stinche che ho visitato pochi anni fa. Il percorso tra i boschi che porta alla piccola costruzione sovrastata da una quercia centenaria. L'ingresso nel locale protetto da spessi muri di sasso. La semplicità dell'arredamento.
Il feeling di essere in un ambiente in cui i monaci hanno vissuto scambiandosi idee, preghiere, intuizioni profonde, insegnamenti e piccole azioni quotidiane.Nella quiete di quell'eremo. Ma in particolare l'emozione di sapere che Giovanni Vannucci è dimorato lì per qualche anno e ha scritti pagine di spiritualità profonda.
In quel momento ho capito che quello è il mio rifugio, certamente un rifugio della memoria, un'appartenenza ideale ed essenziale.
Il sistema limbico del mio cervello rilascia endorfine se visualizzo quel luogo, se annuso quei profumi, se rivedo quei colori e se penso quei pensieri.
martedì 29 novembre 2011
Phew! non ricordavo più user e passw del blog

Non credo che per me cambierà molto. Nel febbraio 2013 raggiungerò i 40 anni di lavoro e con l'azienda ho già concordato un piano d'uscita. Sono abbastanza stanco di viaggiare e di rimanere nell'ambiente per cui spero che il conto alla rovescia sia iniziato.
lunedì 29 agosto 2011
Felicità a momenti futuro incerto
Si rende conto che, ora, c'è attenzione nei suoi confronti, un'attenzione che si era persa difronte alla sua energica autonomia ancora immutata fino a poco tempo fa.
lunedì 22 agosto 2011
Management
venerdì 19 agosto 2011
Il silenzio di Duccio
"La scrittura autobiografica è il vero incontro con l’esperienza del silenzio perché la scrittura della propria vita richiede tempi lunghi, fatica, gestazione, ritorno sui propri passi, meditazione, revisione richiede quindi un’immersione nelle sonorità, nelle voci anche sgradevoli dell’esistenza. Implica quindi coraggio. La scrittura autobiografica sfida la tentazione di tacere, di sopprimere i nostri sensi di colpa, di fuggire rapidamente per ritrovare una propria felicità, ma silenziosamente, il silenzio grida dentro di noi."
da Apertura Simposio del Silenzio di Duccio Demetrio
mercoledì 17 agosto 2011
Guardarsi negli occhi
Guardare negli occhi il medico che mi dà pessime notizie sulle prospettive di vita di mia madre è stata una delle esperienze emotivamente più forti che ho avuto.
E il medico ne era consapevole e con professionalità mi ha aiutato a comprendere fino in fondo la situazione.
Un medico donna, con gli occhi azzurri, che descriveva oggettivamente la situazione.
Il suo sguardo non mi ha abbandonato finchè ha avvertito che avevo interiorizzato la notizia e la stavo elaborando.
Mi ha chiesto di prendere tempo per decidere, ma era assolutamente certa che non c'era scelta alcuna diversa da quanto lei mi aveva prospettato.
Poi ho deciso che l'unico modo per aiutare mia madre era quello, per me, di riprendere a vivere, di guardare avanti, di portarle la mia tranquillità, il mio aiuto e la mia energia.
venerdì 12 agosto 2011
Futuro
Chissà se davvero a fine anno smetterò di lavorare!
Non mi sembra vero, ma è una reale possibilità.
Ne avrò certezza nel mese di novembre; nel frattempo preparo la documentazione per il primo giorno utile all'invio della domanda.
All'improvviso si apre un nuovo universo proprio nel momento in cui stanno avvenendo altri importanti eventi che sicuramente cambieranno la mia vita e il mio modo di percepirla.
Come spesso accade la strada che stiamo percorrendo fa una svolta e ci conduce per mano verso esperienze che non avremmo scelto forse per imparare una nuova lezione, per allargare i confini della nostra consapevolezza.
Non si è mai preparati emotivamente a reggere le sfide non scelte ma non c'è altra via che seguire il flusso degli eventi, esporsi, andare al largo forse senza ritorno, abbandonare ogni certezza e con umiltà inchinarsi ad un disegno che ci trascende.
martedì 9 agosto 2011
Torniamo ai fondamentali
Se per un attimo dovessi pensare che non mi è più possibile correre con regolarità, se non avessi più la possibilità di leggere il giornale ogni mattina , di scrivere e-mail, di parlare con le persone che mi circondano, di essere autonomo nelle mie azioni, di dipingere un quadro, di...
Nella routine, che pure ha i suoi vantaggi, diamo per acquisito ogni cosa.
E' il cambiamento che ci consente di realizzare quanto è prezioso cio' che già abbiamo. Anzichè aggiungere dovremmo selezionare o sottrarre attività per focalizzare le cose veramente importanti e che potrebbero essere approfondite o meglio vissute.
lunedì 8 agosto 2011
salmo 139
Il salmo 139 mi ha sempre colpito per l'originalità poetica. Il verso che riporto qui sotto sembra scaturire da una visione pura e da una coscienza che va oltre le possibilità umane.
Il testo ci riconduce alla nostra finitezza e al contempo ci dona la certezza di essere parte del tutto, una parte mai ignorata nonostante le manchevolezze o l'esigenza di "libertà".
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra il tuo amore.
mercoledì 13 aprile 2011
L’ACCADEMIA DEL SILENZIO - Duccio Demetrio
da un’idea di Duccio Demetrio e Nicoletta Polla-Mattiot
ANGHIARI – MILANO – TORINO
INSIEME PER UN MANIFESTO DEL SILENZIO
Scuola, laboratorio, occasione di confronto, vacanza dal rumore: è nata l’Accademia del silenzio.
-Un luogo dove incontrarsi per condividere esperienze legate al silenzio.
-Uno spazio didattico dove esercitare le risorse terapeutiche e creative del silenzio.
-Una scelta ecologica contro l’inquinamento acustico, ma anche contro l’inquinamento esistenziale.
-Un viaggio di ricerca, che parte da una semplice convinzione: che il silenzio è un’arte, che si può sperimentare, imparare e condividere. E che riscoprire il silenzio significa innanzitutto ricostruire un rapporto diverso con il tempo delle proprie esperienze.
PER PRENDERSI UNA PAUSA DAI SOLITI RITMI, PER RALLENTARE, PER SENTIRE
NO al rumore. SI’ all’ascolto
NO all’eccesso verbale. SI’ alla comunicazione
NO alla fretta. SI’ allo slow listening e slow talking
PERCHE’ UN’ACCADEMIA DEL SILENZIO
□ Per diffondere una cultura e un’ecologia del silenzio, del rispetto dei luoghi e delle persone, del piacere di reimparare ad ascoltare: suoni, voci, natura…
□ Per promuovere una “nuova militanza del silenzio” nei consueti luoghi di vita, contro l’inutile rumore
□ Per favorire un approfondimento delle occasioni creative che hanno la necessità del silenzio (pittura, scrittura, meditazione …)
□ Per imparare un “linguaggio del silenzio”, delle pause, del giusto tono, dell’ascolto condiviso
PER CHI
□ Per tutti coloro che già amano il silenzio
□ Per tutti coloro che hanno bisogno di rieducarsi al silenzio, anche in relazione a stress emotivi, a disagi esistenziali, a momenti critici
□ Per tutti coloro che hanno bisogno di silenzio per coltivare i loro hobby creativi, dalla scrittura alla lettura, alla riflessione
□ Per quanti vogliano apprendere strumenti di teoria e pratica del silenzio a scopo “professionale”
LA SCUOLA
L’Accademia offre ai suoi iscritti soggiorni in ambienti agrituristici, nel territorio di Anghiari, manifestazioni artistiche e culturali, incontri con autori e professionisti del silenzio, in spazi comuni e collettivi e in spazi laboratoriali distinti per sezioni (Sezione scrittura e lettura, Sezione grafica e pittorica, Sezione comunicazione e linguaggio, Sezione clinica, Sezione escursionistica, Sezione filosofica/religiosa, Sezione musicale, etc)
LE ATTIVITA’
La sede principale dei corsi (laboratori e lezioni) è la LIBERA UNIVERSITA’ DI ANGHIARI (www.lua.it), ma l’Accademia dà vita a una serie di iniziative volte a promuovere una cultura del silenzio anche nelle grandi città (i primi appuntamenti previsti: Milano-Torino, maratona del silenzio). Inoltre l’Accademia promuove club del silenzio nelle diverse località di provenienza degli iscritti, gemellaggi con borghi e città italiane interessati a siglare un manifesto del silenzio.
recuperare creatività con il gioco
"Una delle minacce più gravi che incombe sulla nostra «civiltà occidentale», anzi uno dei fenomeni che già la corrode e la guasta, è il consumismo, è la passività, è la non partecipazione. Viviamo in una società troppo ricca, ma malamente ricca, che fa tutto lei, che ti fa trovare tutto bello e pronto e impacchettato: i giochi colle loro regole prestabilite, gli spettacoli sempre e soltanto da vedere, le trasmissioni della TV preparate da altri, i viaggi organizzati, le partite di scacchi tra Karpov e Korchnoj da rifare sulla base delle tabelle che trovi sui settimanali, la musica da asportare, i film da guardare...
Viviamo in una società che non ci chiede di inventare, che non ci stimola a creare. Viviamo in una società nella quale c'è ben poco spazio per «giocare».
Recuperiamo la gioia, il gusto, di suonare (male), di dipingere (peggio), di recitare (da cani), di fare film (pessimi)... ma di suonare, dipingere, recitare, fare film noi. Ebbene, il gioco intelligente collettivo è una delle forme più semplici, e secondo me più efficaci, per recuperare la creatività nella passiva e passivizzante società dei consumi."
martedì 12 aprile 2011
blog ascoltare il silenzio
http://www.ascoltareilsilenzio.org
La noia creativa
Articolo di Vera Schiavazzi su Repubblica del 12 aprile 2011
Corsi, accademie, seminari per imparare a lasciare la mente libera, senza paura dei tempi morti e della solitudine. Psicologi e insegnanti che consigliano di passare un’ora al giorno senza fare nulla. Perché annoiarsi può migliorare l’attenzione e la fantasia.
Tra i suggerimenti anche quello di eliminare impegni dalla fitta agenda dei bambini
La prima Boring Conference lanciata da James Ward a Londra è stata un successo
Terrorizzati dal vuoto, incapaci di ricordare il piacere sottile di contemplare il soffitto, gli adulti di oggi cercano di impedire a chi è arrivato dopo di loro – figli, studenti, nipoti e perfino colleghi più giovani – di annoiarsi, anche per pochi minuti. «Un grave errore – dice Duccio Demetrio, docente di filosofia del!’ educazione a Milano Bicocca e inventore dei laboratori di otium meditativo lanciati con successo un anno fa a Torino Spiritualità – perché decretando che la noia è fuori moda ci priviamo di occasioni fondamentali. Guardare per aria, aspettare che il tempo passi, che le idee tornino in superficie e il nostro cervello si riempia dopo essersi svuotato». Per fare spazio là dove la quotidianità liberal-efficiente ha riempito ogni fessura, dunque, nascono corsi, accademie, seminari. E c’è perfino chi ricorre alla psicoanalisi per svuotare la mente. L’Accademia del silenzio (e i blog collegati, www.ascoltareilsilenzio.org) promuove maratone- otto ore senza parole – e corsi estivi.
Abbiamo troppa paura della noia – sostiene Nicoletta Polla Mattiot, fondatrice dell’iniziativa anti-rumore – per questo spesso inzeppiamo le nostre vite di attività, chiacchiere e frenesia per paura del vuoto. C’è un’indicazione bellissima dello psicoanalista Masud Kahn, che dice che è necessario lasciare la mente come un campo a maggese: libera di tanto in tanto di rigenerarsi proprio nell’ ozio creativo e nell’ assenza di sollecitazioni».Ma a battersi per riscoprire la noiasonoanche e soprattutto insegnanti e genitori. O, meglio, una minoranza di essi, un’avanguardia consapevole delle conseguenze di venti o trent’ anni di bambini con agende intasate come quelle di un top manager. La riscoperta del tedio, della solitudine, di un pomeriggio sgombro da impegni viaggia sulle riviste e sui blog. «Costringendo i nostri figli a fare troppo li priviamo del piacere di godere del tempo, di percepire la differenza tra quello occupato e quello che non lo èdice Elena Brosio, da cinque anni nella redazione di Giovani genitori, mensile-movimento che sta per diventare anche associazione- Per i più piccoli, già l’asilo o la scuola materna sono una grande fatica, quando rientrano a casa hanno bisogno di non fare nulla per un’ora almeno. Solocosì, annoiandosi appunto, sono spinti a scegliere da sé a che cosa giocare, a parlare con l’amicoimmaginario, a simulare le situazioni che li coinvolgono». Senza noia, insomma, si abbatte anche la fantasia. «l ragazzi-aggiunge Marco Lodoli, scrittore e insegnante di lungo corso – hanno una fortissima paura di stare da soli. E, facendo di tutto, con la complicità degli adulti, perriempire il tempo con qualcos’altro si privano di quella solitudine formativa così importante per crescere. Per noi poterci chiudere in camera era un piacere, magari malinconico, ma un piacere. Per loro appare spesso come una prigione». Ma la colpa, se di colpa si tratta, non è loro. «Siamo noi genitori a essere messi in crisi di fronte alla frase “non so cosa fare” – osserva Paola Mastrocola, scrittrice (il suo ultimo libro è Togliamo il disturbo, un duro atto d’accusa sulla scuola di oggi) – Se avessimo la pazienza di aspettare’ i nostri figli si troverebbero qualcos’altro da fare nel giro di mezz’ ora. Perfino in vacanza cerchiamo di prevenire la noia, magari invitando un amichetto».
Il messaggio è chiaro: madri (e padri) si disintossichino, e cancellino un mese alla volta almeno un impegno dal planning feroce dei propri bambini. Che cresceranno un po’ più lenti, meno distratti dallo studio, e forse saranno perfino grati.
Per gli adulti, però, seminare buone abitudini non basta. Nascono così le “istruzioni per l’uso” dello spazio bianco: «Impariamo a concederci cinque o dieci minuti al mattino, dopo il risveglio, e la sera prima di andare a dormire – consiglia Giuliana Gola, psicoterapeuta – Se ci trasmettono una sensazione di benessere e ci aiutano a fare il punto sul nostro reale stato d’animo, sarà più facile allungarli in seguito». Poi, ci sono le buone letture. Dalla riscoperta di Giacomo Leopardi alle più contemporanee riflessioni dello psichiatra francese Patrick Lemoine, Annoiarsi, che felicità!, un libro che può essere anche un manuale per praticare l’arte dell’annoiarsi e distinguere il tedio “buono”, costruttivo e potenzialmente creativo, da quello pericoloso, l’inedia patologica anticamera della depressione. Per Lemoine, «la noia è un diritto, un problema sociale, politico e filosofico, così come nel passato è stata tral’ altro unaquestio ne religiosa. Quando parliamo di orari, o di ridurre il lavoro e decelerare le nostre vite in realtà stiamo discutendo di quanto spazio chi dirige le nostre comunità intende lasciare alla non azione, e dunque anche alla nostra libertà di pensare». Nell’inesausta lotta contro l’inattività, che già in epoca vittoriana gli inglesi consideravano “una perversione”, europei e americani hanno perso due ore di sonno per notte negli ultimi cent’anni. «lasciare i pensieriliberi di decantare, come il mostro nel tino, è l’unica strada attraverso la quale il nostro cervello può rìtemprarsi, una sospensione temporale necessaria e un grande spazio di libertà, come ci ha insegnato anche un grande filosofo, Vladimir Iankélévitch». conclude Demetrio. Alla redazione di Smemoranda, l’agenda di Gino e Michele, pensano che il popolo degli “annoiati” coincida con i loro clienti-lettori, in tutto oltre 25 milioni di italiani. Si può fare un’agenda per gente che ha tempo da perdere? «Si può, e noi cerchiamo di farla separando anche visivamente lo spazio organizzato da quello libero. Sopra usiamo i quadretti, sotto una linea sottile e quasi invisibile come quella di un pentagramma. Ognuno la riempia come vuole, compreso con i disegnini. A distanza di anni, avrà così anche il diario dei suoi momenti noiosi». Di annoiarsi, del resto, c’è bisogno un po’ ovunque in Occidente: lo dimostra il successo del libro di Peter Tooheyo dei blogdedicati come quello dell’inglese James Ward, intitolato Amo le cose noiose. Che contiene autentiche perle, dalla sua relazione sulle barrette di cioccolato Twirl esaminate in 160 diversi negozi di Londra fino alla Prima conferenza sulla noia del 2010, che in poche ore ha esaurito i biglietti di ingresso in vendita. Annoiarsi è anche una forma di ribellione. Negli Stati Uniti, alcuni dipendenti di aziende in crisi a rischio di licenziamento si scambiano online i “metodi sicuri” per distogliere l’attenzione a pagamento, continua e ossessiva, richiesta dai manager. E imparare ad apprezzare la noia è anche l’oggetto di studio di Naomi Alderman, giornalista e scrittrice newyorchese che si è dedicata al modo migliore di passare le 25 ore dello Shabbath ebraico insieme ai propri figli: «La regola è quella di non fare nulla che ci impegni davvero, e osservarla può rivelarsi molto istruttivo». Imparare a non far nulla e a lasciar vagare la mente, dunque, è possibile. Anche se i più fortunati restano quelli che non ne hanno bisogno perché non hanno mai smesso di farlo, un popolo di alternativi che guarda poco l’orologio e rifiuta di essere connesso 24 ore su 24 o dì rispondere in tempo reale agli stimoli (eccessivi) del mondo intorno a sé. Uno sbadiglio ci salverà.
lunedì 21 marzo 2011
Nada e Piero Ciampi

Nada ha inciso un disco con le parole di Piero Ciampi nel 1973 dal titolo: "Ho scoperto che esisto anch'io".
Lo devo assolutamente trovare, speriamo sia ancora disponibile sul mercato.
Ciampi appartiene al genere dei "poeti maledetti"; ci ha lasciato un numero limitato di canzoni che ho scoperto pienamente solo di recente.
Le sue canzoni si legano a quelle di Luigi Tenco per l'amarezza di fondo di una vita non compresa, per la malinconia che sempre si cela dietro alla poesia, all'anelito di un mondo che dovrebbe essere diverso, che non ci appartiene fino in fondo.
mercoledì 16 marzo 2011
Boldini a Milano
La sua maestria nella sintesi del tratto pittorico mi affascina, è al livello di Toulouse Lautrec per genio e abilità.
Dipinge la borgesia e la nobiltà per compiacere la loro vanità di bellezza, modificando imperfezioni e cambiando la realtà. Ma il risultato è grande pittura.
Risvegliarsi alla realtà
La Questione Morale di Roberta de Monticelli
Etica Oggi di Roberta Marzano
Vita Autentica di Vito Mancuso
Il tema dell'etica ritorna con forza d'attualità.
C'è bisogno di ritornare ai fondamenti della filosofia per ritrovare la persona al centro dell'agire quotidiano.
Lo sdoppiamento dei comportamenti, nel privato e nel pubblico, ha generato confusione e perdita di senso.
Ognuno di noi costruisce il proprio futuro e facendo questo costruisce il futuro di tutta la comunità in cui vive, interagisce, orienta, partecipa.
Tutto ciò che non è morale è immorale. Nessun alibi: dobbiamo metterci la faccia e prendere posizione. La nostra responsabilità regge il senso del nostro agire.
Troppi giochi di parole, di astute vie d'uscita, di uso sprezzante del potere (dei soldi e dei ruoli)hanno avvelenato la nostra mente e addomesticato l'originaria ribellione.
Se non ora, quando?
venerdì 4 marzo 2011
La buona musica degli anni 70
The narrative begins in the ’60s, when Carole King was writing hit songs and James Taylor was emerging as a folksinger/songwriter. The location then shifts westward to L.A.’s Laurel Canyon, the breeding ground for the burgeoning singer-songwriter community, and to the Troubadour club, where the King/Taylor partnership begins to blossom and a close-knit crew of future legends — including Jackson Browne, Linda Ronstadt, Joni Mitchell, Eagles, and Elton John—performs on the small stage and holds court in the bar, the epicenter of the action.
The story is told through archival footage, much of it never before seen. Along with King and Taylor, contributors include David Crosby, Roger McGuinn, Jackson Browne, Bonnie Raitt, and Elton John/
giovedì 10 febbraio 2011
avanzamento lavori
giovedì 3 febbraio 2011
Perversione della verità
Anche questo articolo è illuminante per capire cosa sta accadendo.
Paragonare l'Egitto e la Tunisia all'Italia puo' sembrare eccessivo.
Ma il punto è che in quei paesi si vede il coraggio della gente di ribellarsi anche fisicamente ai privilegi e all'arroganza del potere.
Da noi non c'è la più pallida possibilità di immaginare una protesta decisa fatta con manifestazioni di piazza su tutto il territorio nazionale.
E io sono il primo a sentirne l'esigenza ma a non farlo. Perchè?
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La parola "perversione" continua a frullarmi in testa, come il basso continuo di una società in cui sfruttamento e manipolazione del prossimo proliferano ben oltre i sotterranei di Arcore. I festini a luci rosse che riempiono da settimane le cronache non hanno nulla di giocosamente licenzioso, presentano piuttosto i caratteri della perversione sessuale: serialità, ripetizione ossessiva di un copione, ricorso a travestimenti e messinscena, la riduzione della donna a un feticcio anonimo, stereotipato, sostituibile. Nelle grandi aziende avvelenate dal mobbing, nel mondo dei grandi speculatori come nei dipartimenti universitari, ovunque si sono affermate forme di perversione morale, qualitativamente diversa da quella sessuale, e ancor più grave: un'epidemia di atti e comportamenti disumanizzanti (dunque: perversi) che innescano a cascata una corruzione contagiosa. Molte giovani donne degradate a oggetti trattano a loro volta i vecchi pervertiti come macchine sputasoldi e se stesse come merce di scambio. Come fanno, d'altro canto, anche gli "onorevoli" sedicenti "responsabili".
Manipolare le persone a proprio uso e consumo, ridurre i rapporti a transazioni, le persone a merce o strumento: oggi sembra una costante. Chi ha la pazienza di addentrarsi nelle riflessioni di psichiatri e psicologi (segnalo Il genio delle origini di Racamier e Molestie morali di Hirigoyen) troverà pagine illuminanti. La perversione morale (o narcisistica) scaturisce dal bisogno di affermare se stessi a spese di altri: il perverso ha bisogno
Non è certo un caso che questi meccanismi perversi siano emersi più che mai palesi attorno allo sfruttamento e alla degradazione del corpo femminile. Trovo sia molto simbolico. Pravda in russo, Wahrheit in tedesco, vérité in francese, verdad in spagnolo: tutti sostantivi femminili. Verità, oggi più che mai il tuo nome è donna. Per la dignità della verità e della donna - entrambe violate, svilite, manipolate, zittite e umiliate - è tempo di scendere in piazza
martedì 1 febbraio 2011
Nomadismo
venerdì 28 gennaio 2011
B. 2

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Dal Corriere della Sera del 28 gennaio 2010:
Personalismo e legittimità democratica ne fanno un uomo che tenta di convertire la situazione sfavorevole in occasione
Nella reazione di Berlusconi c'è il segreto della sua leadership
Personalismo e legittimità democratica ne fanno un uomo che tenta di convertire la situazione sfavorevole in occasione
Una libera discussione critica sul «caso Ruby» è difficile sia per ragioni ovvie (la passionalità degli schieramenti che inibisce l'argomentazione) sia per ragioni concettuali: la complessità di uno scandalo sessuale che mette in gioco una molteplicità di fattori (politici, penali etici e simbolici) che interagiscono in un intrico. Comunque sia, a modo mio, avanzo qualche considerazione. Tocco un solo tema: il modo di reagire di Berlusconi alla situazione in cui si trova. Il caso Ruby scoppia e Berlusconi, nonostante riceva pressioni da più parti, rifiuta di presentarsi davanti ai magistrati e ricorre a messaggi video rivolti al pubblico, proclamando la sua innocenza e denunciando l'accanimento della magistratura.
Si può certo banalizzare e dire che Berlusconi vuole semplicemente sottrarsi alla giustizia e sta cercando delle scappatoie. Penso che il lettore non si accontenti di questa risposta. Sarà l'esito del processo a farci sapere la verità; e ciascuno potrà trarre le proprie conclusioni. Nell'attesa, una risposta più articolata può darsi, guardando a due aspetti della leadership di Berlusconi. Primo: è un leader ad alto tasso di personalismo (la persona come istanza legittimante, che, memore dell'esperienza di costruttore di un impero economico, pone su di sé un accento di valore preminente). Secondo: è un leader che invoca continuamente il voto popolare come fonte ultima della propria legittimità politica. Personalismo e legittimità democratica fanno di Berlusconi un uomo politico che, a fronte dello scandalo sessuale, tenta di convertire la situazione sfavorevole (il rischio della sconfitta e del ritiro dall'arena del potere) in un'occasione adatta a dar prova della sua qualità di capo che non abbandona la partita (l'intervento combattivo di qualche giorno fa alla trasmissione faziosa di Gad Lerner lo testimonia).
Capiamo allora i messaggi video, vale a dire comunicazioni rivolte, non alle istituzioni, ma al pubblico degli elettori. Il loro scopo è alimentare sentimenti di fiducia e di lealtà verso la persona di Berlusconi; tanto più che lo scandalo sessuale va a colpire proprio l'integrità morale della sua persona e dunque l'autenticità della relazione tra capo e seguito, che è eticizzata e personale. Ma un altro meccanismo simbolico permette di spiegare il rifiuto che Berlusconi oppone alla convocazione dei magistrati. Naturalmente, non mi sto riferendo all'argomento legale degli avvocati del Cavaliere (la competenza dei giudicanti). In gioco è piuttosto una propensione della psiche di Berlusconi che, congetturo, porta il presidente del Consiglio
Accentuando la salienza (e la decisività) del voto popolare che lo investe di legittimità politica, Berlusconi, incentivato pure dal suo personalismo, è esposto alla tentazione di ritenersi dotato di una sorta di immunità: essere al di sopra di ogni critica, di ogni sottoposizione a giudizio. C'è insomma uno scivolamento. Dal principio per cui il potere politico è legittimo se è prodotto dalle elezioni del popolo sovrano, si passa alla pretesa che il detentore del potere politico, proprio perché eletto dal popolo sovrano, goda di uno stato di grazia, per cui non ci si può opporre a esso. La prospettiva liberale (da Mill a Constant a Popper) da sempre ha messo in guardia dai pericoli di ogni identificazione della vox populi con la vox Dei (anche in versione laica).
Giorgio Fedel
giovedì 27 gennaio 2011
B.
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COME è possibile essere ancora berlusconiani? Non dico di (centro) destra, conservatori, anticomunisti, liberalpapisti o qualunque altra definizione ci si voglia dare per stare da quella parte politica. La domanda è: come si può ancora credere (di credere) a Silvio Berlusconi? Alla legittimità dei suoi comportamenti, al fondamento meritocratico delle sue nomine, alla soglia minima di logica delle sue giustificazioni e perfino all' opportunità delle sue "cosiddette" espressioni verbali? Si dirà: per tornaconto personale. I fedeli sono stati comprati, promossi, promessi e (loro sì) mantenuti. Può esser vero, ma non per tutti e non per tutto. È una spiegazione semplicistica. Ha il difetto di troppe argomentazioni anti-berlusconiane: non ragiona "a contrario", ma come lui. Non cerca un punto di vista laterale e nitido. Da cui capire se c' è una motivazione più profonda dietro il fatto che alcune signore si alzano a comando dalle sedie dei talk show e altre no, che alcuni corifei cantano ogni mattina e altri da qualche tempo tacciono. Che cosa induce i primi a restare sulla nave? La risposta, per molti di loro, ha a che fare con una condizione particolare nella quale si sono messi. Per comprenderla bisogna sfogliare l' album della memoria e rivedere almeno due fotografie illuminanti. Una fu scattata alle Bahamas: Silvio Berlusconi corre, seguito dai i suoi uomini più fidati. Tutti sono vestiti alla stessa maniera, rigorosamente di bianco. L' altra fu presa su uno yacht, ai tempi spensierati della signora Ariosto: lì Silvio Berlusconi è al centro e gli altri intorno. Di nuovo tutti hanno la stessa maglietta, in questo caso a righe. Sono due dei tanti indizi che portano a considerare il rapporto tra il premier e i suoi (non a caso ho già usato questa parola) fedeli, come quello che si crea all' interno di una setta. Lui è il guru, loro gli adepti. Altri segnali? La pretesa di una dedizione assoluta e cieca: chi contrasta il guru viene prima accusato di eresia, poi allontanato, infine coperto di nefandezze. La ritualità degli incontri, la loro scansione cerimoniale, per quanto bislacca: lo stesso cibo, la stessa musica, lo stesso relax. Il volonteroso sacrificio delle vestali, in guerra tra loro per sedere sulle ginocchia del guru (il sommo Rael, per dire, aveva appeso alla parete la foto delle preferite, con tanto di stellette al merito). MediaSetta, ecco cosa. A cui votarsi, a maggior ragione se questo particolare guru, invece di prendere e basta, elargisce: non solo illusioni, stili di vita, risposte al vuoto, ma anche beni materiali, cariche, appalti. Con questo, davvero chi ne beneficia è convinto, al netto del tormentone sulla persecuzione giudiziaria, che il suo guru non abbia passato il segno, non stia dicendo cose prive di ogni fondamento, prima che politico o giuridico, logico? Chi ha conosciuto personalmente alcuni dei suoi restanti scudieri è perplesso nell' apprendere che uomini di una trascorsa raffinatezza estetica hanno sceso gli scalini che portano a una qualsivoglia tavernetta, o nel seguire le peripezie retoriche di chi ha prestato il proprio intelletto a cause più degne. Ha comunque una certezza: questi, quando vanno a letto la sera, nel momento esatto in cui spengono la luce, sanno. Lo sanno: che il re è nudo, che il guru ha una tunica bianca sempre più trasparente e sotto, niente di niente. E allora perché si svegliano, si alzano e recitano ancora la stessa improbabile preghiera? Molti anni fa incontrai un uomo, in Svizzera. Era un dentista. Soprattutto, era l' unico sopravvissuto al suicidio di massa della Setta del Sole. Arrivato sul luogo dell' incontro con il vecchio guru ormai disperato e gli altri adepti (banchieri, musicisti, scrittori) aveva avuto una sensazione di disagio ed era tornato indietro, salvandosi dal rogo finale. Gli chiesi se non avesse mai avuto prima quella sensazione, se avesse sempre creduto ciecamente. Rispose che un anno prima, frugando nel magazzino della villa in cui il guru ospitava i seguaci, aveva trovato il proiettore con cui creava l' ologramma spacciato per soprannaturale apparizione e si era reso conto di tutto. Domandai allora perché, a quel punto, non avesse lasciato la setta. Rispose: ero andato troppo lontano, da tutti gli altri e soprattutto da me stesso; avevo rinnegato tutto quello in cui avevo creduto prima per un' immagine fasulla, ma non potevo tornare indietro, non avevo niente a cui tornare, il me stesso di prima non c' era più. Ci sono molti personaggi pubblici nella condizione di quel dentista. Sono andati troppo lontano, soprattutto da se stessi. Liberisti che hanno giustificato il monopolio. Censori bigotti che hanno chiuso gli occhi davanti alla trave dopo aver gridato per la pagliuzza. Professionisti della stampa che ne han fatto coriandoli. Perfino gli avvocati, che per dovere provano a puntellare ogni possibile versione dei fatti, anche loro: come possono proporci un alibi per la notte del 32 gennaio? L' incantesimo è passato, alcuni l' hanno affermato dopo 16 anni nella MediaSetta, ha dell' incredibile, ma pazienza, almeno son scappati, come il dentista prima del rogo. Questi che restano avendo visto non solo il proiettore nel magazzino, ma la diavolina accendifuoco in tutte le stanze, devono essere davvero convinti di non poter avere una vita migliore fuori da lì. Forse pensano di ricoprire alti incarichi senza altri meriti che la disponibilità. Forse credono (di credere) davvero nel raggio di luce che squarcerà il cielo, indicherà il guru, lo solleverà al colle e loro con lui. Poi spengono la luce e si danno la buonanotte da soli.
- GABRIELE ROMAGNOLI
giovedì 20 gennaio 2011
Lavori senza fine
Siamo alle battute finali dei lavori di ristrutturazione di casa e il peso di ormai molti mesi di attenzione e di stress su questa attività è sempre più difficile da sostenere. Sembra che la parola fine non sia ancora all'orizzonte.
Certo rispetto solo a un mese fa i progressi sono notevoli ma ci vorranno ancora un paio di mesi prima di potermi rilassare. A quel punto prevarrà il vuoto improvviso che segue le grandi imprese.
Dovrò trovare una compensazione in un'altra attività pena la depressione? mah!
mercoledì 19 gennaio 2011
Disorientamento
creano lo shock del momento e poi, basta avere pazienza, la notizia diventa parte del passato, perde la sua valenza etica, la gente è ormai assuefatta a qualsiasi scandalo. E' come se la realtà avesse una dimensione virtuale, quella di un mondo lontano, che non ci tocca perchè la realtà vera è quella del lavoro, della precarietà, delle spese da saldare a fine mese, della salute, del futuro dei figli.
Lo showbiz ha imposto il suo modello. La televisione ha drogato la percezione del reale. La via facile al successo, divulgata dalla tv, ha creato una distonia tra la difficoltà della vita quotidiana e la vita virtuale. I più squallidi comportamenti diventano sistema.
Ci nutriamo di queste notizie che ottundono la nostra mente che, per natura, a distanza di tempo, le metabolizza e le confonde con il reale.
Dovremmo staccare la spina per qualche mese. Ecchisenefrega se silvio si diverte.
domenica 9 gennaio 2011
venerdì 7 gennaio 2011
Hereafter
Sempre più il regista sta ponendo allo spettatore temi essenziali, decisivi per comprendere e dare senso alla nostra vita.
In Hereafter il tema è appunto l'aldilà. Ma non si tratta di dimostrarne l'esistenza quanto di comprendere il trauma di chi ha perso una persona cara all'improvviso e non è in grado di elaborarne il lutto. Il tema quindi riguarda i viventi e l'accettazione della perdita.
Le persone colpite da una perdita improvvisa, più di tutte, hanno bisogno di attenzione, di qualcuno che sa pronunciare la parola vera che li guarisce, che permette loro di riprendere la propria vita. Come è successo al gemello del film che cerca tra i ciarlatani chi è autentico e in grado di dargli aiuto vivendo il disorientamento nella mancanza di significato della propria vita senza il fratello morto in un'inconcepibile incidente d'auto.
In generale il film ci apre ad una dimensione profonda di meditazione dove il razionale non necessariamente deve costituire una barriera alla ricerca.
RODIN: Le Origini Del Genio


A Legnano è stata allestita una mostra sulle opere di Rodin ed in particolare sul periodo iniziale della sua ricerca artistica. Rodin ha fondato, sulla modestia e sul duro lavoro da artigiano, le radici del suo genio autodidatta. Gli ambienti accademici lo hanno ostacoloto, misconosciuto ma, alla fine è emersa la sua potenza creativa.
Sono rimasto impressionato dalla Porta dell'Inferno ed in particolare dalla statua del Pensatore. Il Pensatore è Dante che in una meditazione profonda ammira la sua creatura. La possenza fisica del calco in gesso presente alla mostra ricorda la scultura di Michelangelo che è stato un forte riferimento per Rodin. Mi ricorda il Mosè.
L'erotismo che promana dalle sculture di Rodin evidenzia la passione e l'energia spesa in tante ore di lavoro e di compimento della sua missione artistica.
La mostra è stata realizzata con competenza e l'ascolto dell'audio guida completa in modo eccellente la conoscenza dell'artista.
mercoledì 5 gennaio 2011
Running

Domani è La Befana, niente treno all'alba, niente treno al tramonto ma solo un'ottima occasione per correre verso mezzogiorno quando la temperatura è gradevole.
Dalla corsa sto imparando tante cose. Di me stesso, ovviamente.
Ho capito che non parteciperò mai ad alcuna competizione, non ne ho alcun interesse, non ne capisco il senso.
Per me, il correre è un atto che esige profonda privacy. E' un esercizio spirituale prima che fisico. E' una occasione di meditazione, quando accade oppure è semplicemente attesa dell'apparizione di un'intuizione, di un pensiero, di un'idea che mi acquieta.
Per fare questo la corsa non può assorbire il 100% delle mie energie, ci deve essere un piccolo spazio libero per lasciar germogliare un pensiero.
In particolare è la volontà che si allena con la corsa, con l'impegno di non aderire a facili pretesti per rinunciarvi, con la resistenza alle avversità atmosferiche o a piccoli dolori.
Ma anche "l'equilibrio" ne beneficia; il distacco dalle preoccupazioni, dall'ansia, dallo stress, il ritorno alla pace interiore, il sorriso impercettibile che affiora sul viso dopo la corsa: le endorfine rilasciano la loro pozione magica.
Qualche anno fa quando ancora pensavo impossibile per me correre anche solo pochi minuti, ho chiesto ingenuamente ad un vecchio runner il perchè lui corresse.
E la risposta è stata: ho sempre corso da quando ero un bambino!
Mi sembra ancora un'ottima risposta.
lunedì 3 gennaio 2011
Paolo Virno

Su Repubblica del 3/1 è stata pubblicata un'intervista di Maurizio ferraris con il filosofo Paolo Virno.
L'argomento trattato mi ha ricordato uno dei miei pensieri durante le feste.
E cioè: che senso hanno le feste, le ripetizioni dei riti, l'ingenuità e la noia della ripetizione? La mia risposta è stata che tutto questo dà un senso alla nostra vita, ci evita la depressione di un orizzonte temporale senza riferimenti se non il giorno e la notte (che in qualche modo celebrano il rito dell'alternanza). Ma Virno cita Ernesto De Martino, il filosofo e antropologo che ha studiato la cultura popolare lucana e che ho scoperto molti anni fa tra i miei interessi sulla cultura e le tradizioni popolari. "A suo giudizio i riti fronteggiano la perdita della presenza". E rigenerano i nostri fondamenti, le nostre radici.
La ripetizione consapevole non è noia, è atto creativo, è rinascita.
Le abitudini traducono in quotidianità ciò che è stato appreso e che viene messo in atto senza ulteriore sforzo. Le buone abitudini, ovviamente.



UN SILENZIO DA PRIMA PAGINA (invito alla lettura) risposta a Vera Schiavazzi
Non è vero che per difendere il silenzio bisogna stare zitti.
Non è vero che per accendere il silenzio occorra spegnere l’interruttore del pensiero.
E, ancora, non è vero che per promuovere il silenzio sia indispensabile separarsi in maniera radicale dalla quotidianità.
E’ vero invece che creare spazi di silenzio interiore fa emergere più spazio per la ricerca di domande sensate.
E’ vero anche che limitare il bombardamento mediatico quotidiano può apparire un semplice palliativo, niente più di un blando placebo.
Ed è, infine, pur vero che probabilmente il silenzio assoluto in natura non esiste, che anche nello spazio più profondo si può percepire il rumore delle stelle;
ma d’altra parte è innegabile che la ricerca silenziosa crei nuovi pensieri per nuovi racconti alla ricerca di nuovi mondi.
Giorgio