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venerdì 28 gennaio 2011

B. 2




Anche questa analisi sul fenomeno B. mi pare molto interessante riguardo la tipologia di leadership.
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Dal Corriere della Sera del 28 gennaio 2010:

Personalismo e legittimità democratica ne fanno un uomo che tenta di convertire la situazione sfavorevole in occasione

Nella reazione di Berlusconi c'è il segreto della sua leadership

Personalismo e legittimità democratica ne fanno un uomo che tenta di convertire la situazione sfavorevole in occasione



Una libera discussione critica sul «caso Ruby» è difficile sia per ragioni ovvie (la passionalità degli schieramenti che inibisce l'argomentazione) sia per ragioni concettuali: la complessità di uno scandalo sessuale che mette in gioco una molteplicità di fattori (politici, penali etici e simbolici) che interagiscono in un intrico. Comunque sia, a modo mio, avanzo qualche considerazione. Tocco un solo tema: il modo di reagire di Berlusconi alla situazione in cui si trova. Il caso Ruby scoppia e Berlusconi, nonostante riceva pressioni da più parti, rifiuta di presentarsi davanti ai magistrati e ricorre a messaggi video rivolti al pubblico, proclamando la sua innocenza e denunciando l'accanimento della magistratura.



Si può certo banalizzare e dire che Berlusconi vuole semplicemente sottrarsi alla giustizia e sta cercando delle scappatoie. Penso che il lettore non si accontenti di questa risposta. Sarà l'esito del processo a farci sapere la verità; e ciascuno potrà trarre le proprie conclusioni. Nell'attesa, una risposta più articolata può darsi, guardando a due aspetti della leadership di Berlusconi. Primo: è un leader ad alto tasso di personalismo (la persona come istanza legittimante, che, memore dell'esperienza di costruttore di un impero economico, pone su di sé un accento di valore preminente). Secondo: è un leader che invoca continuamente il voto popolare come fonte ultima della propria legittimità politica. Personalismo e legittimità democratica fanno di Berlusconi un uomo politico che, a fronte dello scandalo sessuale, tenta di convertire la situazione sfavorevole (il rischio della sconfitta e del ritiro dall'arena del potere) in un'occasione adatta a dar prova della sua qualità di capo che non abbandona la partita (l'intervento combattivo di qualche giorno fa alla trasmissione faziosa di Gad Lerner lo testimonia).




Capiamo allora i messaggi video, vale a dire comunicazioni rivolte, non alle istituzioni, ma al pubblico degli elettori. Il loro scopo è alimentare sentimenti di fiducia e di lealtà verso la persona di Berlusconi; tanto più che lo scandalo sessuale va a colpire proprio l'integrità morale della sua persona e dunque l'autenticità della relazione tra capo e seguito, che è eticizzata e personale. Ma un altro meccanismo simbolico permette di spiegare il rifiuto che Berlusconi oppone alla convocazione dei magistrati. Naturalmente, non mi sto riferendo all'argomento legale degli avvocati del Cavaliere (la competenza dei giudicanti). In gioco è piuttosto una propensione della psiche di Berlusconi che, congetturo, porta il presidente del Consiglio
Accentuando la salienza (e la decisività) del voto popolare che lo investe di legittimità politica, Berlusconi, incentivato pure dal suo personalismo, è esposto alla tentazione di ritenersi dotato di una sorta di immunità: essere al di sopra di ogni critica, di ogni sottoposizione a giudizio. C'è insomma uno scivolamento. Dal principio per cui il potere politico è legittimo se è prodotto dalle elezioni del popolo sovrano, si passa alla pretesa che il detentore del potere politico, proprio perché eletto dal popolo sovrano, goda di uno stato di grazia, per cui non ci si può opporre a esso. La prospettiva liberale (da Mill a Constant a Popper) da sempre ha messo in guardia dai pericoli di ogni identificazione della vox populi con la vox Dei (anche in versione laica).




Giorgio Fedel

giovedì 27 gennaio 2011

B.

Questo è un ottimo articolo apparso su La Repubblica del 26/1 che analizza da un punto di vista sociologico il fenomeno B.
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COME è possibile essere ancora berlusconiani? Non dico di (centro) destra, conservatori, anticomunisti, liberalpapisti o qualunque altra definizione ci si voglia dare per stare da quella parte politica. La domanda è: come si può ancora credere (di credere) a Silvio Berlusconi? Alla legittimità dei suoi comportamenti, al fondamento meritocratico delle sue nomine, alla soglia minima di logica delle sue giustificazioni e perfino all' opportunità delle sue "cosiddette" espressioni verbali? Si dirà: per tornaconto personale. I fedeli sono stati comprati, promossi, promessi e (loro sì) mantenuti. Può esser vero, ma non per tutti e non per tutto. È una spiegazione semplicistica. Ha il difetto di troppe argomentazioni anti-berlusconiane: non ragiona "a contrario", ma come lui. Non cerca un punto di vista laterale e nitido. Da cui capire se c' è una motivazione più profonda dietro il fatto che alcune signore si alzano a comando dalle sedie dei talk show e altre no, che alcuni corifei cantano ogni mattina e altri da qualche tempo tacciono. Che cosa induce i primi a restare sulla nave? La risposta, per molti di loro, ha a che fare con una condizione particolare nella quale si sono messi. Per comprenderla bisogna sfogliare l' album della memoria e rivedere almeno due fotografie illuminanti. Una fu scattata alle Bahamas: Silvio Berlusconi corre, seguito dai i suoi uomini più fidati. Tutti sono vestiti alla stessa maniera, rigorosamente di bianco. L' altra fu presa su uno yacht, ai tempi spensierati della signora Ariosto: lì Silvio Berlusconi è al centro e gli altri intorno. Di nuovo tutti hanno la stessa maglietta, in questo caso a righe. Sono due dei tanti indizi che portano a considerare il rapporto tra il premier e i suoi (non a caso ho già usato questa parola) fedeli, come quello che si crea all' interno di una setta. Lui è il guru, loro gli adepti. Altri segnali? La pretesa di una dedizione assoluta e cieca: chi contrasta il guru viene prima accusato di eresia, poi allontanato, infine coperto di nefandezze. La ritualità degli incontri, la loro scansione cerimoniale, per quanto bislacca: lo stesso cibo, la stessa musica, lo stesso relax. Il volonteroso sacrificio delle vestali, in guerra tra loro per sedere sulle ginocchia del guru (il sommo Rael, per dire, aveva appeso alla parete la foto delle preferite, con tanto di stellette al merito). MediaSetta, ecco cosa. A cui votarsi, a maggior ragione se questo particolare guru, invece di prendere e basta, elargisce: non solo illusioni, stili di vita, risposte al vuoto, ma anche beni materiali, cariche, appalti. Con questo, davvero chi ne beneficia è convinto, al netto del tormentone sulla persecuzione giudiziaria, che il suo guru non abbia passato il segno, non stia dicendo cose prive di ogni fondamento, prima che politico o giuridico, logico? Chi ha conosciuto personalmente alcuni dei suoi restanti scudieri è perplesso nell' apprendere che uomini di una trascorsa raffinatezza estetica hanno sceso gli scalini che portano a una qualsivoglia tavernetta, o nel seguire le peripezie retoriche di chi ha prestato il proprio intelletto a cause più degne. Ha comunque una certezza: questi, quando vanno a letto la sera, nel momento esatto in cui spengono la luce, sanno. Lo sanno: che il re è nudo, che il guru ha una tunica bianca sempre più trasparente e sotto, niente di niente. E allora perché si svegliano, si alzano e recitano ancora la stessa improbabile preghiera? Molti anni fa incontrai un uomo, in Svizzera. Era un dentista. Soprattutto, era l' unico sopravvissuto al suicidio di massa della Setta del Sole. Arrivato sul luogo dell' incontro con il vecchio guru ormai disperato e gli altri adepti (banchieri, musicisti, scrittori) aveva avuto una sensazione di disagio ed era tornato indietro, salvandosi dal rogo finale. Gli chiesi se non avesse mai avuto prima quella sensazione, se avesse sempre creduto ciecamente. Rispose che un anno prima, frugando nel magazzino della villa in cui il guru ospitava i seguaci, aveva trovato il proiettore con cui creava l' ologramma spacciato per soprannaturale apparizione e si era reso conto di tutto. Domandai allora perché, a quel punto, non avesse lasciato la setta. Rispose: ero andato troppo lontano, da tutti gli altri e soprattutto da me stesso; avevo rinnegato tutto quello in cui avevo creduto prima per un' immagine fasulla, ma non potevo tornare indietro, non avevo niente a cui tornare, il me stesso di prima non c' era più. Ci sono molti personaggi pubblici nella condizione di quel dentista. Sono andati troppo lontano, soprattutto da se stessi. Liberisti che hanno giustificato il monopolio. Censori bigotti che hanno chiuso gli occhi davanti alla trave dopo aver gridato per la pagliuzza. Professionisti della stampa che ne han fatto coriandoli. Perfino gli avvocati, che per dovere provano a puntellare ogni possibile versione dei fatti, anche loro: come possono proporci un alibi per la notte del 32 gennaio? L' incantesimo è passato, alcuni l' hanno affermato dopo 16 anni nella MediaSetta, ha dell' incredibile, ma pazienza, almeno son scappati, come il dentista prima del rogo. Questi che restano avendo visto non solo il proiettore nel magazzino, ma la diavolina accendifuoco in tutte le stanze, devono essere davvero convinti di non poter avere una vita migliore fuori da lì. Forse pensano di ricoprire alti incarichi senza altri meriti che la disponibilità. Forse credono (di credere) davvero nel raggio di luce che squarcerà il cielo, indicherà il guru, lo solleverà al colle e loro con lui. Poi spengono la luce e si danno la buonanotte da soli.
- GABRIELE ROMAGNOLI

giovedì 20 gennaio 2011

Lavori senza fine


Siamo alle battute finali dei lavori di ristrutturazione di casa e il peso di ormai molti mesi di attenzione e di stress su questa attività è sempre più difficile da sostenere. Sembra che la parola fine non sia ancora all'orizzonte.
Certo rispetto solo a un mese fa i progressi sono notevoli ma ci vorranno ancora un paio di mesi prima di potermi rilassare. A quel punto prevarrà il vuoto improvviso che segue le grandi imprese.
Dovrò trovare una compensazione in un'altra attività pena la depressione? mah!

mercoledì 19 gennaio 2011

Disorientamento

Tutte le notizie anche le più imbarazzanti, in particolare per gli uomini politici,
creano lo shock del momento e poi, basta avere pazienza, la notizia diventa parte del passato, perde la sua valenza etica, la gente è ormai assuefatta a qualsiasi scandalo. E' come se la realtà avesse una dimensione virtuale, quella di un mondo lontano, che non ci tocca perchè la realtà vera è quella del lavoro, della precarietà, delle spese da saldare a fine mese, della salute, del futuro dei figli.
Lo showbiz ha imposto il suo modello. La televisione ha drogato la percezione del reale. La via facile al successo, divulgata dalla tv, ha creato una distonia tra la difficoltà della vita quotidiana e la vita virtuale. I più squallidi comportamenti diventano sistema.
Ci nutriamo di queste notizie che ottundono la nostra mente che, per natura, a distanza di tempo, le metabolizza e le confonde con il reale.
Dovremmo staccare la spina per qualche mese. Ecchisenefrega se silvio si diverte.

domenica 9 gennaio 2011

Dinner for One

LOL...
Questi due video mi hanno proprio divertito.


venerdì 7 gennaio 2011

Hereafter

Clint Eastwood non finisce di stupire: il suo ultimo film Hereafter dimostra che Eastwood è il miglior regista vivente.
Sempre più il regista sta ponendo allo spettatore temi essenziali, decisivi per comprendere e dare senso alla nostra vita.
In Hereafter il tema è appunto l'aldilà. Ma non si tratta di dimostrarne l'esistenza quanto di comprendere il trauma di chi ha perso una persona cara all'improvviso e non è in grado di elaborarne il lutto. Il tema quindi riguarda i viventi e l'accettazione della perdita.
Le persone colpite da una perdita improvvisa, più di tutte, hanno bisogno di attenzione, di qualcuno che sa pronunciare la parola vera che li guarisce, che permette loro di riprendere la propria vita. Come è successo al gemello del film che cerca tra i ciarlatani chi è autentico e in grado di dargli aiuto vivendo il disorientamento nella mancanza di significato della propria vita senza il fratello morto in un'inconcepibile incidente d'auto.
In generale il film ci apre ad una dimensione profonda di meditazione dove il razionale non necessariamente deve costituire una barriera alla ricerca.

RODIN: Le Origini Del Genio



A Legnano è stata allestita una mostra sulle opere di Rodin ed in particolare sul periodo iniziale della sua ricerca artistica. Rodin ha fondato, sulla modestia e sul duro lavoro da artigiano, le radici del suo genio autodidatta. Gli ambienti accademici lo hanno ostacoloto, misconosciuto ma, alla fine è emersa la sua potenza creativa.
Sono rimasto impressionato dalla Porta dell'Inferno ed in particolare dalla statua del Pensatore. Il Pensatore è Dante che in una meditazione profonda ammira la sua creatura. La possenza fisica del calco in gesso presente alla mostra ricorda la scultura di Michelangelo che è stato un forte riferimento per Rodin. Mi ricorda il Mosè.
L'erotismo che promana dalle sculture di Rodin evidenzia la passione e l'energia spesa in tante ore di lavoro e di compimento della sua missione artistica.
La mostra è stata realizzata con competenza e l'ascolto dell'audio guida completa in modo eccellente la conoscenza dell'artista.

mercoledì 5 gennaio 2011

Running


Domani è La Befana, niente treno all'alba, niente treno al tramonto ma solo un'ottima occasione per correre verso mezzogiorno quando la temperatura è gradevole.
Dalla corsa sto imparando tante cose. Di me stesso, ovviamente.
Ho capito che non parteciperò mai ad alcuna competizione, non ne ho alcun interesse, non ne capisco il senso.
Per me, il correre è un atto che esige profonda privacy. E' un esercizio spirituale prima che fisico. E' una occasione di meditazione, quando accade oppure è semplicemente attesa dell'apparizione di un'intuizione, di un pensiero, di un'idea che mi acquieta.
Per fare questo la corsa non può assorbire il 100% delle mie energie, ci deve essere un piccolo spazio libero per lasciar germogliare un pensiero.
In particolare è la volontà che si allena con la corsa, con l'impegno di non aderire a facili pretesti per rinunciarvi, con la resistenza alle avversità atmosferiche o a piccoli dolori.
Ma anche "l'equilibrio" ne beneficia; il distacco dalle preoccupazioni, dall'ansia, dallo stress, il ritorno alla pace interiore, il sorriso impercettibile che affiora sul viso dopo la corsa: le endorfine rilasciano la loro pozione magica.
Qualche anno fa quando ancora pensavo impossibile per me correre anche solo pochi minuti, ho chiesto ingenuamente ad un vecchio runner il perchè lui corresse.
E la risposta è stata: ho sempre corso da quando ero un bambino!
Mi sembra ancora un'ottima risposta.

lunedì 3 gennaio 2011

Paolo Virno


Su Repubblica del 3/1 è stata pubblicata un'intervista di Maurizio ferraris con il filosofo Paolo Virno.
L'argomento trattato mi ha ricordato uno dei miei pensieri durante le feste.
E cioè: che senso hanno le feste, le ripetizioni dei riti, l'ingenuità e la noia della ripetizione? La mia risposta è stata che tutto questo dà un senso alla nostra vita, ci evita la depressione di un orizzonte temporale senza riferimenti se non il giorno e la notte (che in qualche modo celebrano il rito dell'alternanza). Ma Virno cita Ernesto De Martino, il filosofo e antropologo che ha studiato la cultura popolare lucana e che ho scoperto molti anni fa tra i miei interessi sulla cultura e le tradizioni popolari. "A suo giudizio i riti fronteggiano la perdita della presenza". E rigenerano i nostri fondamenti, le nostre radici.
La ripetizione consapevole non è noia, è atto creativo, è rinascita.
Le abitudini traducono in quotidianità ciò che è stato appreso e che viene messo in atto senza ulteriore sforzo. Le buone abitudini, ovviamente.