
Su Repubblica del 3/1 è stata pubblicata un'intervista di Maurizio ferraris con il filosofo Paolo Virno.
L'argomento trattato mi ha ricordato uno dei miei pensieri durante le feste.
E cioè: che senso hanno le feste, le ripetizioni dei riti, l'ingenuità e la noia della ripetizione? La mia risposta è stata che tutto questo dà un senso alla nostra vita, ci evita la depressione di un orizzonte temporale senza riferimenti se non il giorno e la notte (che in qualche modo celebrano il rito dell'alternanza). Ma Virno cita Ernesto De Martino, il filosofo e antropologo che ha studiato la cultura popolare lucana e che ho scoperto molti anni fa tra i miei interessi sulla cultura e le tradizioni popolari. "A suo giudizio i riti fronteggiano la perdita della presenza". E rigenerano i nostri fondamenti, le nostre radici.
La ripetizione consapevole non è noia, è atto creativo, è rinascita.
Le abitudini traducono in quotidianità ciò che è stato appreso e che viene messo in atto senza ulteriore sforzo. Le buone abitudini, ovviamente.
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