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mercoledì 5 gennaio 2011

Running


Domani è La Befana, niente treno all'alba, niente treno al tramonto ma solo un'ottima occasione per correre verso mezzogiorno quando la temperatura è gradevole.
Dalla corsa sto imparando tante cose. Di me stesso, ovviamente.
Ho capito che non parteciperò mai ad alcuna competizione, non ne ho alcun interesse, non ne capisco il senso.
Per me, il correre è un atto che esige profonda privacy. E' un esercizio spirituale prima che fisico. E' una occasione di meditazione, quando accade oppure è semplicemente attesa dell'apparizione di un'intuizione, di un pensiero, di un'idea che mi acquieta.
Per fare questo la corsa non può assorbire il 100% delle mie energie, ci deve essere un piccolo spazio libero per lasciar germogliare un pensiero.
In particolare è la volontà che si allena con la corsa, con l'impegno di non aderire a facili pretesti per rinunciarvi, con la resistenza alle avversità atmosferiche o a piccoli dolori.
Ma anche "l'equilibrio" ne beneficia; il distacco dalle preoccupazioni, dall'ansia, dallo stress, il ritorno alla pace interiore, il sorriso impercettibile che affiora sul viso dopo la corsa: le endorfine rilasciano la loro pozione magica.
Qualche anno fa quando ancora pensavo impossibile per me correre anche solo pochi minuti, ho chiesto ingenuamente ad un vecchio runner il perchè lui corresse.
E la risposta è stata: ho sempre corso da quando ero un bambino!
Mi sembra ancora un'ottima risposta.

lunedì 3 gennaio 2011

Paolo Virno


Su Repubblica del 3/1 è stata pubblicata un'intervista di Maurizio ferraris con il filosofo Paolo Virno.
L'argomento trattato mi ha ricordato uno dei miei pensieri durante le feste.
E cioè: che senso hanno le feste, le ripetizioni dei riti, l'ingenuità e la noia della ripetizione? La mia risposta è stata che tutto questo dà un senso alla nostra vita, ci evita la depressione di un orizzonte temporale senza riferimenti se non il giorno e la notte (che in qualche modo celebrano il rito dell'alternanza). Ma Virno cita Ernesto De Martino, il filosofo e antropologo che ha studiato la cultura popolare lucana e che ho scoperto molti anni fa tra i miei interessi sulla cultura e le tradizioni popolari. "A suo giudizio i riti fronteggiano la perdita della presenza". E rigenerano i nostri fondamenti, le nostre radici.
La ripetizione consapevole non è noia, è atto creativo, è rinascita.
Le abitudini traducono in quotidianità ciò che è stato appreso e che viene messo in atto senza ulteriore sforzo. Le buone abitudini, ovviamente.

giovedì 23 dicembre 2010

Giovanni Boldini - pittore



Questa mostra è da vedere.

Fine anno


Chissà se riuscirò a trascorrere i tradizionali giorni di fine anno a Ollomont.
La magia di Ollomont è rigenerante e nello stesso tempo esigente. Il cambiamento deve essere veloce per capire le cose che sono veramente essenziali. La scansione dei ritmi nella semplicità delle azioni quotidiane, l'imponenza delle montagne, il silenzio assordante e la presenza viva del paesaggio sono gli ingredienti ricercati e rigeneranti. Il prezzo è il cambiamento, l'abbandono di stili di vita consumati, un pensiero più profondo e l'umiltà nella percezione di essere una parte trascurabile del tutto.

venerdì 17 dicembre 2010

home, sweet new home


Finalmente siamo alle batture finali della ristrutturazione.
Mancano le finestre e le tapparelle. L'impresa titanica è iniziata ad aprile, ma oggi è il giorno piu' importante: il ponteggio è stato smontato! viva!!! la libertà è tornata, la gabbia si è aperta.
Ecco una preview delle fasi finali sotto la neve...

giovedì 16 dicembre 2010

J.J. Cale

Per la prima volta ho ascoltato un programma serale della RSI FM 88.8 ed il tutto girava attorno ad una play list che il musicista ospite aveva scelto tra i brani di altri autori e che lui avrebbe voluto "rubare". Le canzoni di altri che avrebbe voluto fossero sue. Tra queste ho ascoltato "Carry on".


E' sicuramente un pezzo accattivante che ha fatto scuola a molti e,non ultimi, anche ai Dire Straits.

giovedì 9 dicembre 2010

Pier Paolo

Non se ne può più di questa pioggia!

Ho visto alcuni video su youtube relativi a interviste fatte a e da Pasolini.
E' incredibile quanto fosse lucida la sua visione dei cambiamenti in atto dalgli anni 60:
l'omologazione culturale, il condizionamento dei media, il potere consumistico, la perdita delle comunità locali con tutta la tradizione orale, la discriminazione sessuale ecc.
Pierpaolo Pasolini ha lasciato un vuoto enorme con la sua morte; Moravia ne ha rimarcato
la portata con un discorso al limite della diperazione; aveva tutte le ragioni per urlare al mondo che i poeti come Pasolini si possono contare sulle dita di una mano nel corso di un secolo.