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mercoledì 10 ottobre 2012
Grammatica
Sto leggendo "La Grammatica dei Conflitti" di Daniele Novara.
E' un libro importante per il tipo di analisi certamente controcorrente.
Il conflitto è visto come occasione di crescita. La capacità di mantenere la relazione pur vivendo il conflitto arricchisce la nostra vita. Dove tutto fila liscio c'è stasi, involuzione, non ci sono momenti per verificare la nostra capacità di stare nel mondo con gli altri e con le loro esigenze che ci obbligano a riposizionarci.
Il pensiero corrente pone il bambino su un piedistallo, lo si protegge, lo si facilita, lo si coccola con atteggiamento materno risparmiandogli le frustrazione del conflitto e della possibile sconfitta, ma anche ritardandone la crescita.
Nel libro si cita un brano da "Le città invisibili" di Calvino.
Il brano riporta la risposta di Marco Polo a Kublai Khan che gli chiede previsioni sul futuro del suo impero.
"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'infermo che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti; accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continuo: cercare...e riconoscere chi e che cosa in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".
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